Ultimamente in famiglia parliamo di comprare una casa.
Pungolati dagli amici con maggior senso pratico (non che ce ne voglia molto per superarci), parliamo di comprare una casa perché pare che questo sia il momento buono.
Un amico, quello che conosco da più tempo o meglio che mi conosce da più tempo perché io ero nella pancia della mamma, mi ha sconsigliato di chiedere alla padrona dell'attuale casa in affitto quanto ci costerebbe rendere nostre le pareti che già viviamo.
Pare che l'esserci affezionati a tali pareti ci costerebbe più caro, avremmo meno potere contrattuale.
Io tengo molto a questo amico perché secondo me siamo diversi ma le nostre anime si toccano in un punto nel quale riusciamo a ritrovarci e volerci bene. e ben consigliarci (questo lo fa più che altro lui perché ha più anni e più cervello).
V. mi ha sgridato. Lo fa spesso ma con così tanto affetto che non riesco a prendermela. Dice che le case si vendono e si comprano. Che qui ci vuole la ragione e che il cuore serve per altre cose.
E quindi in questi giorni mi sto esercitando a mettere il cuore dove serve e sostanzialmente ad arginarlo per non farlo straripare in tutte le altre parti dove per sua natura andrebbe. Risparmierò energia. E soldi, a quanto pare.
Sulla parola "casa" e su quanto smuova in me (non per nulla ci ho scritto un romanzo) però tornerò a breve...
ps. ovviamente V. legge questo blog, ma mi loda e rimprovera in privato.
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