"Viaggiai dappertutto, mai verso casa"
(Chaim Potok)
Pranzo di agosto in Sicilia, aria di montagna e vista sul mare. E' la casa per le vacanze di persone a cui voglio davvero bene, una delle tante case a cui penso spesso.
E con queste persone si parla dei primi film non proprio da bambini visti quando eravamo bambini.
Mio marito ci batte tutti con un King kong visto a tre anni e mezzo, secondo classificato nostro figlio con Alice in wonderland a due anni e tre mesi (cosa che i nonni ancora non mi perdonano).
Io, d'accordo avevo sei anni, ma non posso dimenticare "Navigator" e come abbia animato i miei incubi per alcuni anni. Replicando una scena del film, sognavo spesso di tornare correndo verso casa mia, suonare il campanello e non trovare nessuno di familiare ad aprirmi.
Quella scena si è stampata talmente tanto nel mio inconscio che quando, ormai 25enne e residente a Torino, torno senza telefonate ad annunciarmi per fare una sorpresa ai miei, sulla salita di casa mi assale un dubbio:
"E se non trovo nessuno? E se mi aprono altre persone?".
Casa. é una. In provincia di Roma. Dove sono nata, cresciuta. Dove ho studiato, aperto i regali di Natale, dato accidentalmente fuoco ai miei capelli, scambiato confessioni notturne con mia sorella, pianto, portato a cena la mia migliore amica, il mio primo ragazzo.
Case. Sono quattro, quelle che ho cambiato da quando sono a Torino. Dove ho cucinato per la prima volta, mi sono armata contro la domenica mattina, smaltito la mononucleosi, scritto tutta la notte, baciato quello che è diventato mio marito, recitato in cortometraggi, passato le prime notti in bianco da mamma, sono rimasta chiusa fuori senza chiavi.
Case. Sono tante, quelle abitate da persone che mi fanno sentire a casa, in cui ho dormito o solo cenato, quelle che immagino vissute, in disordine, animate anche se non da me.
Troppe per non sentire sempre una sottile nostalgia.
E poi c'è D. che ci fa sentire tutti a casa e che si sente a casa solo negli ostelli o nelle cuccette sui treni di notte.
casa: una tenda oglala. una tana sul fondo del mare. le braccia, le braccia, le braccia...
RispondiEliminaTante case e tante stanze
RispondiEliminaLe case sì,che bei posti le case...tutti i ricordi più intimi vanno a finire dentro case, ma non vanno dimenticate anche le stanze...
Intanto la casa in cui sei nata, ma di questa la prima non ne ho di memoria troppo piccola io, forse mio fratello sì;
della seconda ricordo l'odore di salsa preparata da mia madre, il corridoio che era lo spazio di fantasia in cui io e mio fratello giocavamo spesso, il salotto dove mia madre accoglieva i suoi alunni, mentre noi guardandoli felici scoprivamo l'accoglienza verso l'altro come dono naturale e dove poi rompevamo mille oggetti ...la nostra stanza piccola e bellissima dove risuonavano ogni notte risate che raggiungevano il cielo sopra noi...parlo sempre al plurale perché io non ero sola...c'era sempre mio fratello con me.
Per non parlare della terrazza enorme dove giocavamo a calcio e a fare scherzi alle persone che passavano sotto.
Ogni notte sognavo che una navicella aliena atterrasse lì e di andare con loro per un viaggio indimenticabile, portandomi mio fratello ovviamente... e un pò più cresciuta a 15 anni in questa casa ho conosciuto l'uomo che adesso è mio marito e padre di Conni.
Poi altro trasloco il terzo...quest'altra casa contiene la mia giovinezza,le prime uscite, i primi baci, il mio primo ragazzo, i primi battiti di cuore e poi l'unione con Andrea sempre più forte..e qui la cartolina dell'uomo che amo che mi scrive..." un saluto alla ragazza che ha gli occhi più belli" ancora mi commuovo a pensarci...del resto si potrebbe trovare un pensiero più profondo più affascinante, più estroso, più strano, più particolare;ma così semplice no...credetemi non c'è.
In questa casa un dolore: mio fratello che non sta bene e perde 10 chili...ed io che soffrivo in silenzio per lui...E in questa casa ancora l'innamoramento per la musica.
la casa numero 4 ha visto gioie , emozioni di tanti tipi...l'amore, la passione sempre più forte per la composizione musicale, nuove canzoni, la separazione per certi aspetti con mio fratello che essendo più grande di me era una specie già più evoluta(poil'ho raggiunto), ma anche quella fisica.
Andrea parte per Torino...grandissimo dolore che soltanto la speranza che almeno lui raggiugesse il sogno mi leniva ... e poi il dolore più grande :la paura della malattia che afferrò improvvisamente nostra madre...mentre già si era portata via il nonno di mio figlio...di cui il bimbo porta il nome.
Un grande mostro da affrontare, la paura della morte dell'altro, la paura della perdita di chi ami.
Ora questa casa per dono dei miei genitori è divenuta il nido d'amore in cui una notte mentre la luna e le stelle guardavano incuriositi io e mio marito ci siamo amati così tanto da aprire un varco verso l'infinito e lì abbiamo trovato un bambino molto piccolo pronto a sorgere, a schiudersi su questa terra. Era nostro figlio aveva le braccia aperte e noi lo abbiamo abbracciato.
Le case sono stanze, luoghi che contengono diamanti preziosi nel bene e nel male e grazie a te Sara oggi le ho ricordate...
Ho dimenticato o forse volevo ricordare infine altre case che indirettamente ci appartengono, la casa dei miei nonni; la mia seconda mammina nonna mela, che aveva il profumo di Mela e la casa di villeggiatura a Nicolosi dove la magia regnava perchè lì io e mio fratello eravamo amati da tutti e ninte e nessuno poteva farci male...eravamo come invisibili supereroi visibili solo a noi, danzavamo nell'aria...e ancora la casa di villeggiatura di mio marito a Trecastagni dove c'è una mansarda che per anni da fidanzati ci ha accolto come un nido sicuro.
E poi c'è una casa, la casa che è di tutti, di cui la memoria sorge a piccoli passi,a piccoli sorsi, ogni giorno che ci avviciniamo all'inizio, ma questa è un'altra storia...