sabato 28 agosto 2010

Nulla di nuovo sul fronte occidentale

Noi occidentali siamo troppo intelligenti. Il progresso è dalla nostra parte, ha dimostrato la nostra superiorità. Siamo primi in tutto, anche nel consumo di psicofarmaci.

Noi occidentali, cresciuti a latte e logica (A=A e A non B), viviamo per avere ragione.
La logica di divisione, dell’io invece di te anzi dell’io prima di te.
La sicurezza ostentata (io sono meglio) per coprire una grande insicurezza (io sono qualcosa?).
L’incapacità di uno sguardo olistico.
Quando frequentavo corsi di filosofia all’università di Torino, successe che uno studente alzò la mano e al professore che spiegava Kant offrì la sua constatazione:
“Quanto stiamo dicendo è valido per la nostra idea di mondo perché il pensiero orientale ad esempio percorre altri sentieri…”
Al che il docente rispose:
“Ma io ritengo il pensiero filosofico occidentale superiore” e continuò con Kant.

Quello che mi chiedo è: e se a un tratto fossimo colti tutti da sacro terrore per aver perso molte occasioni? Se non uno o due individui con il cervello troppo in moto ma tutta la società tutta si paralizzasse al pensiero che il nostro pensiero ci abbia fregato?
Mi sono capitate (non per caso, io non credo al caso) tra le mani queste righe di Jakob Steiner:

“Noi concepiamo sempre l’uno partendo dall’altro. Nella nostra concezione non siamo altro che dialettici. Ma nella dialettica – anche in quella di Hegel – ogni antitesi distrugge almeno in parte la tesi perché svela la sua inadeguatezza. Nel pensiero strutturato dialetticamente c’è poi il pericolo che ogni cosa venga messa in dubbio fin dall’inizio, perché si pensa, in modo puramente schematico, che un’altra cosa metterà a nudo la sua relatività. (…) Per vedere chiaramente l’uno, dipendiamo sempre dal fatto di poterlo distinguere dall’altro.”

E mi sono ricordata del Saggio sull’onestà intellettuale contenuto in City (libro a cui devo l’aver voluto frequentare la Scuola Holden) e che inizia così:

“1. Gli uomini hanno idee.
2.Gli uomini esprimono idee.
3. Gli uomini esprimono idee che non sono loro.
4. Le idee, una volta espresse e dunque sottoposte alla pressione di un pubblico, diventano oggetti artificiali privi di un reale rapporto con la loro origine. Gli uomini le affilano con tale ingegno da renderle micidiali. Col tempo scoprono di poterle usare come armi. Non ci pensano su un attimo. E sparano.”

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