"E' molto bello quello che ha fatto per me ma vede io sono una donna come tante. Sudo, tossisco, ho la carie." (Film Blu)
Leggo sull'ultimo numero del Venerdì di Repubblica la risposta delirante di Natalia Aspesi a un'altrettanto delirante lettera di tale Marianna.
La rubrica si intitola Questioni di cuore e Marianna è una moglie pluritradita ma ancora al fianco del marito che ipotizza una bizzarra soluzione al problema tradimento. Una sorta di appello alla solidarietà femminile.
La Aspesi condivide appieno: "Sono certa che il giorno in cui le donne smetteranno di contendersi un uomo, l'uomo perderà la voglia di tradire. Credo che (non solo) gli uomini si eccitino a sentirsi contesi, si sentano importanti, messi in palio dal desiderio delle donne."
Evviva, trovata la soluzione.
Peccato che il ragionamento abbia solo un paio di falle:
1. l'idea (purtroppo spesso praticata) che gli uomini siano dei bambinoni, che stia a noi donne "governarli", indirizzarli, orientarli...un po' come si fa con i figli. (E poi ci diciamo stanche!) Idea che, neanche a dirlo, fa rabbrividire. Ben diverso sarebbe parlare di rivoluzione umana, di riscoperta della lealtà, della sincerità. Ma dovrebbe essere la persona in questione a scegliere e non chi lo ha sposato o chi lo intrattiene piacevolmente fuori di casa. In tal caso dovrebbe poi parlarsi di essere umano e non uomo. E così arriviamo al punto 2.
2. La soluzione della signora Marianna non tiene conto del fatto che non sono solo gli uomini a tradire. Mi spiace per tutti quelli che lo apprendessero solo ora, ma anche le donne tradiscono mariti e partner. Almeno la Aspesi questo lo fa intuire grazie a quella parentesi, ma lo ignora nel ragionamento. A questo punto la soluzione finale quale sarebbe? Due fronti di solidarietà maschile e femminile che non permettano a individui dell'altro sesso di parlare, telefonare, fare un viaggio di lavoro o prendere un caffè con il rispettivo marito/moglie?
Mi sembra quindi che dobbiamo fare un passo indietro e parlare della coppia.
Di quella cosa strana a cui si anela quando non la si ha (più le donne degli uomini, in verità) e che quando finalmente ci riguarda, ci fa esplorare l'intorno e sospirare. Della serie "ah se solo potessi".
E' la sensucht romantica, niente di nuovo, il desiderio di desiderare, il desiderio che per alimentarsi richiede di non essere mai soddisfatto.
E' quello che Woody Allen descrive meravigliosamente con una scena del suo ultimo film: Roy, sposato con Sally, passa ore e ore di inattività a rimirare dalla finestra la bella dirimpettaia.
Quando finalmente va a vivere dalla concupita vicina, gli capita di guardare sua moglie che si spoglia in quella che era la loro casa e, a questa distanza e a questo punto delle cose, Sally sembra desiderabile come non mai.
Tanto che Roy deve abbassare la tendina per non tentennare.
Io intanto aspetto con ansia American Life, l'ultimo film di Sam Mendes del quale il regista dice: "I protagonisti del mio film non sono due: sono un'unità. E il film non parla della sfida dello stare insieme. E' piuttosto la storia di una coppia che ha già deciso di affrontare unita le sfide del mondo."
Sceneggiatura di Dave Eggers e della sua compagna, Vendela Vida.
Grazie, abbiamo bisogno di aria nuova.

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