Penso che Philip Roth sia un grande. Il più grande? Non so, di certo ne ha pochi davanti. Quando leggi anche solo un paio di righe è tutto così perfetto che la scrittura sembra preesistere al suo autore, quelle parole così combinate sembrano essere naturali come una cascata, una roccia.
Che poi è quella naturalezza derivante dal lavoro di un gigante, quella semplicità frutto della complessità.
Ecco alcune righe tra le mie preferite di Roth:
"Il suo viso lungo e stretto era incorniciato da capelli fini, dritti e neri che le arrivavano alle spalle e un po' più giù, con un taglio che sembrava studiato apposta per nascondere qualche difetto sfigurante, ma certo non di natura fisica".
Oltre a questa battuta di dialogo, in cui peraltro mi guardo allo specchio:
"Io non sono un tattico. Sono un entusiasta."
Siamo ne "Il fantasma esce di scena", la battuta è pronunciata da Kliman, non da Zuckerman che è l'alter ego di Roth.
Infatti Roth non è un entusiasta. E' un uomo dalle grandi ossessioni: il sesso, la vecchiaia, la malattia.
E proprio di quest'ultima volevo parlare. Ultimamente ho preso di nuovo in mano i suoi romanzi, in particolare "Everyman" e, fatto salvo quanto dicevo per lo stile e l'economia di parole e l'efficacia che queste raggiungono, non ho condiviso più tanto la sua visione delle cose in cui prima, a dire il vero, sguazzavo.
Il malato che invidia la sicurezza del sano, la malattia come maledizione, la disperazione che sembra essere inevitabile man mano che si va avanti.
Da quando pratico e studio il buddismo e coltivo l'idea che il karma di ognuno è allo stesso tempo il percorso da compiere per completare la conoscenza dell'umano e la sfida da affrontare per trasformare i propri limiti, vivo meglio.
Guardo con più lucidità e comprensione anche alla storia della mia famiglia, noi che con il karma della salute non ci siamo andati proprio leggeri.
Guardo con ammirazione il puffo che nella sua istintività è molto vicino alla saggezza: quando è malato sta nella malattia e quando sta bene non spende neanche un minuto a lamentarsi di quel che è stato o a invidiare i bambini che sono andati al parco a fare i pupazzi di neve o a preoccuparsi di quello che sarà.
Certo non scrive come Roth, anzi non scrive proprio.
Ma in compenso parla ininterrottamente. Quasi sempre di cose belle.
Nessun commento:
Posta un commento