Qualche giorno fa ero con il puffo in uno di quei negozi tutti pieni di decorazioni natalizie. Quei trionfi del marketing decembrino tutti luci e colori. Sono belli, bellissimi.
Abbiamo comprato una pallina per l'albero. Il nostro albero è già pieno ma da quando c'è il puffo ogni Natale ne compriamo una nuova. Quest'anno l'ha scelta lui, è un Babbo Natale di lana con il cappello celeste attaccato a una pallina di metallo sempre celeste che suona come una campanella.
Il nostro albero è tutto rosso e oro ma si sa che i figli adempiono raramente le aspettative genitoriali.
Si comincia con le palline per l'albero, si continua con gli amici e poi la fidanzata...
Mentre ci avviavamo alle casse lui felice per il Babbo Natale celeste, io per averlo distolto da tutto il restante acquistabile, abbiamo incontrato il signore che abita due piani sopra di noi.
Da qualche tempo non è più cordiale come quando siamo arrivati qui. Nel mio egocentrismo, pensavo che fosse leghista e avesse scoperto le mie origini romane o peggio quelle siciliane della mia dolce metà. Oppure che i risvegli notturni e urlanti del puffo lo avessero disturbato oltre il limite.
Invece mentre le lucine e i colori caldi degli addobbi ci circondavano, mi è arrivata una doccia fredda.
"Che bello" mi ha detto riferendosi a D. "Noi abbiamo perso un nipote di sei anni per la leucemia, in primavera. E non viviamo più."
E io ho saputo dire solo "Mi dispiace, non lo sapevo".
Quando la sera mi ha beccato in cucina che piangevo, A. ha capito che siamo molto più indietro di quanto pensavamo.
Il lavoro di costruirsi una barriera protettiva rispetto al mondo, parliamo di questo.
A volte sembra andare meglio, invece poi scopriamo che è come tutti gli altri cantieri italiani. Siamo molto indietro.
Certo che lo so che muoiono tanti bambini, che ci sono le malattie, la fame e tutto il resto.
Ma gli occhi di un uomo con cui hai scambiato solo buongiorno e buonasera che si riempiono di lacrime davanti a te come puoi dimenticarli più?
Abbiamo collocato il Babbo Natale celeste su un ramo alto perché dice A. che, per un paradosso visivo, l'elemento dissonante va esposto perché si noti meno.
E penso di fare una crostata e regalarla al signore di due piani sopra. Non che una crostata possa fare nulla, ma è l'occasione per dirgli che se qualche volta vuole parlare o venire a giocare con D., noi siamo qui. E per dirgli quanto io abbia apprezzato il suo coraggio di mostrare il dolore che ha dentro.
Tra nastri e decori rischiavo di non vederlo.
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