Il tavolo è loro. Là sopra si riuniscono, stringono mani e affari, sorridono insinceri. Sotto il tavolo è il nostro posto, il posto di noi che a quest'ora dovremmo essere già a letto.
sabato 9 ottobre 2010
L'arte dell'innesto
C'è una sensazione indescrivibile provata quando si sogna e si sogna di cadere da una scala o da un cornicione. Quella perdita di equilibrio che ti fa risvegliare e ti salva da quella caduta così reale, più reale di cento volte che sei caduto davvero.
Nel film è chiamata "il calcio". Ti riporta alla realtà dal sogno in cui sei immerso. Ma chi lo dice che quello che hai intorno stavolta è reale?
In compagnia di Dom Cobb (Leonardo di Caprio), esperto in furti dell'inconscio, può accadere che tu stia bevendo un caffè nel dehors del solito bar di un quartiere che conosci così bene e a un tratto ti accorgi che sei con lui ma nel tuo sogno, cioè nel regno del tuo inconscio e nel momento in cui te ne accorgi tutto inizia a esplodere e crollare perché era la tua sospensione di incredulità (proprio come al cinema!) che rendeva il tutto reale e funzionante.
Christopher Nolan è un genio.
Grande conoscitore del funzionamento della mente e dei meccanismi cinematografici. Coniugando le due cose, ottiene un film che è un capolavoro strabiliante. Strabiliante perché non finisce quando si accendono le luci in sala ed esci dal cinema e ti infili di nuovo in macchina e nel traffico e nel letto.
Il film continua e l'innesto di cui si parla nel film è avvenuto nella tua mente.
Tutto questo l'ho capito ben tre giorni dopo in una discussione telefonica a quattro.
L'happy ending che mi ha fatto piangere di tensione finalmente sciolta, di felicità, di catarsi necessaria per non morire lì sulla poltrona del cinema, non è reale.
Sono passati due anni da quando Dom Cobb ha visto per l'ultima volta i figli e quando li riabbraccia indossano gli stessi vestitini. Tutto questo non è possibile. Tutto questo lo dice G. al telefono e mi si gela il sangue.
Perché è vero che quella dannata trottola dell'ultima inquadratura non ha smesso di girare. Io l'ho vista rallentare, lo giuro ma forse è solo quello che ho voluto vedere.
Del resto Di Caprio, nel mettere a punto il piano con la sua squadra, lo dichiara: perché l'innesto funzioni bisogna puntare sulle emozioni positive che sono più potenti di quelle negative.
E con lui, Nolan ce lo ha detto. Il trucco era lì sotto gli occhi, ma come un abile prestigiatore ("The prestige" è uno dei film precedenti del regista non a caso) ha maneggiato rapidamente le carte.
E quando Arianne, architetto dell'inconscio, si allena a costruire mondi chiude due porte che sono enormi specchi in cui le figure di lei e Dom Cobb si ripetono all'infinito.
A dire che i livelli del sogno potrebbero essere infiniti. Il film forse ne era uno. La nostra vita potrebbe esserne un ulteriore.
Dov'è quindi il "principio" del titolo? E dove la fine?
PS. io non riesco a scrollarmi di dosso l'emozione degli occhi di Di Caprio quando davanti al Saito invecchiato ricorda improvvisamente il motivo per cui è lì.
M. pensa spesso alla girandola che l'ha fatta piangere.
V. ha ricominciato a sognare.
A. non è ancora sicuro di essere sveglio.
Se non è un capolavoro questo...
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non sono sicuro di quale sia l'innesto che Nolan ha voluto fare con noi spettatori. ci ha innestato l'idea che il finale del film sia un sogno, o che sia la verità? capire questo credo sia più importante che capire se poi in effetti il finale è un sogno o la verità. daltronde è già un innesto stesso e ben riuscito il fatto che si discuta se il finale sia un sogno o la realtà, visto che di fatto si tratta di invenzione, del sogno di un regista, e quindi è curioso chiedersi se un sogno è un sogno o è realtà, no?
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