martedì 11 maggio 2010

Sono Lauren. Ma sempre meno.

Non credo che tutte le opere siano indispensabili. Vago per le librerie e ho il rimpianto di non riuscire a leggere tanti libri, ma non tutti. Penso che gli autori imperdibili per me magari non lo sono per altri e viceversa. Per questo ci sono tanti libri in una libreria.

E poi c’è Delillo, per cui posso abbandonare ogni relativismo e affermare che è oggettivamente indispensabile, che senza la sua scrittura al mondo mancherebbe una parte. Magari non te ne accorgeresti per una vita, e poi d’un tratto, durante un viaggio, improvvisamente realizzeresti di non avere le parole per descrivere il momento che accade.

Ecco perché amo Delillo. Perché scrive cose come queste (e come il titolo).



C’è qualcosa nel vento. Ti spoglia di ogni sicurezza, ti entra dentro, continuo, implacabile, ti fa sentire la fragilità intrinseca di ogni cosa che ti circonda, la fragilità di quanto c’è di solido in centinaia di imprese – esposte, provvisorie, improvvisate.
(Delillo, Body Art, Einaudi)

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