E poi c’è Delillo, per cui posso abbandonare ogni relativismo e affermare che è oggettivamente indispensabile, che senza la sua scrittura al mondo mancherebbe una parte. Magari non te ne accorgeresti per una vita, e poi d’un tratto, durante un viaggio, improvvisamente realizzeresti di non avere le parole per descrivere il momento che accade.
Ecco perché amo Delillo. Perché scrive cose come queste (e come il titolo).
C’è qualcosa nel vento. Ti spoglia di ogni sicurezza, ti entra dentro, continuo, implacabile, ti fa sentire la fragilità intrinseca di ogni cosa che ti circonda, la fragilità di quanto c’è di solido in centinaia di imprese – esposte, provvisorie, improvvisate.
(Delillo, Body Art, Einaudi)
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