domenica 30 maggio 2010

Guarda che mare

Il momento non è facile. Volendo tralasciare in questa micro-analisi il quadro cultural-politico (per il quale pure ci sarebbe lungamente da piangere), rimangono i seguenti elementi:

A. non ho mai riacquistato il peso pre-gravidanza (nel senso che i chili persi non hanno mai ritrovato la strada di casa)

B. le difese immunitarie – forse anche a causa del punto A – si sono prese un triennio sabbatico (buon per loro, almeno loro si riposano)

C. è l’annus horribilis per la salute di mio figlio (dicono che prima o poi ti tocca)

D. il punto B + il punto C danno luogo a un penoso stato di salute nonostante il quale cerco di fare tutto

E. enorme stanchezza (originata dal punto D)

F. pochissime certezze tranne l’amore che certo è fantastico ma non è un caso che non si dica “due cuori, una capanna e un bebé” perché quando c’è di mezzo la prole qualcosa di solido farebbe piacere soprattutto nel conto in banca

G. grandi sogni professionali e creativi nel cantiere di famiglia (il che crea grandissimo entusiasmo, ma anche suscettibilità e molta ansia -più o meno dissimulata-)

H. almeno due idee di romanzi che bussano alla porta (soprattutto di notte) ma che non trovano spazio né tempo nelle mie giornate

Considerati i punti A, B, C,D, E, F, G e H, il momento non è facile.

Qualche settimana fa però, ho assistito a una cerimonia buddista. La persona che guidava il rito, Giovanni Littera, uomo molto in gamba, oltre che toscano (il che, per me, gli fa guadagnare dei punti), a un certo punto ha parlato del mare.

“Io sono di Livorno e uomo di scoglio. Uomo di scoglio vuol dire che 365 giorni l’anno faccio il bagno in mare. Ecco, io ho osservato questo. Che quando c’è maraccio, tutti i bagnanti radunano le cose in fretta per scappare, lamentandosi a non finire. Poi c’è qualcuno che invece aspetta il mare mosso. E quando la spiaggia è vuota, arrivan loro: i surfisti. Più le onde sono alte, più si divertono.”

Allora penso che è il mio momento, che devo prendere la tavola e andare.

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