Qualcuno ti invita a ballare, per esempio. Ma è l’unica persona della festa che non ti crea sussulti ormonali. Per cui dici: no, non mi piace ballare. E da allora sarai quello che non balla. Oppure tua madre dice a un vicino: “Ma quale ingegneria. Lui ha una bella parlantina: sarà un avvocato.” E da allora tu sarai quello portato per la giurisprudenza. Non importa che potrebbe essere così davvero. Non hai avuto ancora modo di pensarci. E non importa che in seguito tu decida di corrispondere in ogni particolare alla statua o che tu voglia distruggerla. Per tutta la vita te la vedrai con quello che gli altri vedono di te. La statua.La teoria mi convinceva, abbiamo a lungo discusso con C. del fatto che potesse essere il peso della statua a spiegare quell’attrazione fisica per i fiumi in momenti non particolarmente sereni.
(Homing, Edizioni clandestine)
La statua per me, come tutte le cose che limitano la libertà, era meglio che non ci fosse.
Invece qualche giorno fa riprendo in mano “Il codice dell’anima” di Hillmann e d’improvviso il quadro cambia. È una sensazione magnifica quando ci si scopre al riparo di una piccola certezza e qualcuno ti invita ad abbandonare l’angolino per camminare sul filo del dubbio.
I figli fuggono dal vuoto insopportabile del vivere in una famiglia senza altre fantasie che il fare compere, lavare la macchina e scambiarsi convenevoli. Il grande valore delle fantasie dei genitori, per i figli, è di obbligarli a opporsi, a riconoscere che il proprio cuore è eccentrico, diverso, insofferente dell’ombra che su di esso getta l’occhio dei familiari.Il pensiero di Hillmann è complesso, ricco, assolutamente non comprimibile in un post che ha solo lo scopo di dare una suggestione. E un po’ anche quello di rasserenarmi: forse posso continuare a tralasciare la lavatrice e sognare grandi cose per mio figlio.
(J. Hillmann, Il codice dell’anima, Adelphi)
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