Volevo il momento, non un'esistenza quieta.Da una telefonata che mi viene in mente di fare in tarda serata, apprendo che il nostro amico C. parte di nuovo.
(Lev Tolstoj, La felicità familiare)
E quando parte C. non sono mai vacanze, formule all inclusive, cene di benvenuto con il comandante.
Quasi sempre si tratta di paesi in guerra o con elezioni turbolente, paesi in cui in presenza della polizia non ti senti proprio al sicuro.
C. lo vediamo e lo sentiamo poco, ma è una persona a cui teniamo molto.
Incredibile come le amicizie strette in certi posti (e la Scuola Holden è uno di questi) non abbiano bisogno di essere alimentate continuamente. Resistono. Tu vivi, fai tutt'altro e loro sono lì.
Strano posto la Scuola Holden, può capitare anche di innamorarsi e fare un bimbo. Inutile dire che gli holdenini -figli di due holdeniani- hanno la stessa probabilità di salute mentale che ha Frances Bean, figlia di Kurt Cobain e Courtney Love.
E C. è in un certo senso il primo amico di D. perché è quello che durante le cene in un dicembre di qualche anno fa spediva in balcone tutti i fumatori (se stesso compreso) perché a tavola c'eravamo io e il mio pancione.
Lo sgomento che ci prende quando C. annuncia una partenza è ovviamente la paura inconfessata di non vederlo più (in Iran ci è mancato veramente poco).
Pensiamo spesso alla mamma di C. che rimane a Napoli a visitare pazienti, fare la spesa, cenare con il resto della famiglia e troppe poche notizie per dormire tranquilla.
Io e A. temiamo che nostro figlio elegga C. a suo mentore e decida di fare la stessa cosa: il reporter senza gli alberghi pagati e il culo parato, diciamo così.
Però ieri mi è capitata tra le mani una vecchia t-shirt di A.
E chi legge da un po' questo blog sa come, a casa nostra, le t-shirt siano foriere involontarie di messaggi.
Gliel'hanno regalata ex alunni di sceneggiatura e recita così:
Fai apparire ciò che senza di te non potrebbe essere visto.
(R. Bresson)
La leggo, poi la leggo ancora una volta a bassa voce. Solo allora capisco.
E da qui, dalla mia vita così diversa dalla sua, riesco ad augurare sinceramente a C. un buon viaggio e un buon lavoro.
Forse un giorno, se servirà, riuscirò ad augurarlo anche a nostro figlio.
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