venerdì 17 settembre 2010

Pugni chiusi e altre tristezze

Qualche sera fa i miei uomini (marito e figlio) sono tornati a casa con un regalino per me: "Orchestraevoce", raccolta di canzoni d'amore d'epoca reinterpretate da Francesco Renga.
Era da un po' che volevo acquistarlo, è stata una sorpresa gradita.

Ci sono uomini la cui voce evoca una sensualità che i muscoli di Beckham se la sognano. Renga è uno di questi, fantastico.

Ascolto il cd mattina e sera, in ogni momento utile.
Mentre cucino la pasta al forno, stiro, passo il mocio, canto a squarciagola
(I vicini non si allarmano, non più, dopo le prove di mio marito con gli attori del suo film horror..)

"Pugni chiusi
non ho più speranze
per me c'è la notte più neeeera"

Canta oggi e canta domani...mi torna in mente Krishnananda e il suo libro "A tu per tu con la paura".

La nostra cultura non favorisce il lavoro interiore. Sarebbe veramente difficile immaginare di andarsene in giro per un supermercato mentre gli altoparlanti diffondono canzoni che esaltano la gioia della ricerca interiore, la ricchezza di sentire il dolore e approfondire la meditazione. E' molto più probabile, invece, ascoltare qualcosa del tipo "Il mio amore mi ha lasciato e sono tanto triste. Ma perché la vita mi tratta sempre così male?"
E giù, a riempire il carrello. Vero.

Poi ho pensato alla mia amica C., gran bella ragazza, intelligente, spiritosa, vulcano di idee, scrittrice folle e a tutte le sue storie d'amore più folli di lei, compresa l'ultima finita per cause sconosciute a tutti (compresi i due interessati). A quegli amori che non hanno ostacoli (Giulietta e Romeo sì che avrebbero da dire), ma che non riescono a concretizzarsi, ci amiamo ma non possiamo stare insieme ma non possiamo stare senza...

"Tu bella e triste non sarai
non si può morire dentro
e restando morireiiiiiiiiiii"

Mi pare così d'aver trovato la radice degli struggimenti amorosi dei miei coetanei e dei più giovani: le canzoni d'amore dei nostri genitori.

1 commento: