Il tavolo è loro. Là sopra si riuniscono, stringono mani e affari, sorridono insinceri. Sotto il tavolo è il nostro posto, il posto di noi che a quest'ora dovremmo essere già a letto.
mercoledì 15 settembre 2010
Storia di un profeta
"Il vero significato di profezia non è sapere che su quella casa cadrà una bomba nel 1982 ma sentire qualcosa che sentirà qualcuno tra cento anni."
Quando vai a vedere un film tratto da o ispirato a uno dei tuoi libri preferiti, rischi grosso.
Rischi di rimanere deluso, di affermare presuntuosamente: “solo io ho capito davvero l’autore (la sua vita, l’opera, ecc.)” o più banalmente: “meglio il libro”.
Per questo sono andata a vedere Urlo di fretta perché in ritardo come sempre ma con grande cautela interiore, diciamo così.
Urlo è un film che non mi ha fatto dormire la notte.
È un film che mette in scena il poema, lo visualizza in animazioni (e qui la purista che è in me ha tremato), lo riporta all’esistenza da cui si è originata. Ecco, è un film che opera una restituzione dell’arte alla vita e lo fa con un forte significato politico valido nel 1957 (anno del processo per oscenità) e valido oggi.
La storia di Allen Ginsberg è, ancora prima che il racconto di un poeta di talento, il racconto di un uomo coraggioso che ha affrontato a testa alta i suoi demoni.
“Mentre scrivevo, immaginavo che Urlo non sarebbe mai stato pubblicato, che mio padre non l’avrebbe mai letto così mi sentivo libero di scrivere.”
E, picchiando sui tasti di una macchina da scrivere, Ginsberg trova il coraggio di abbracciare l’umano, abbracciando se stesso. Finisce in manicomio dove, per uscire, promette ai medici di diventare eterosessuale e poi invece dichiara al mondo la sua diversità. Soffre la sua sofferenza e quella di sua madre Naomi e quella di Carl Solomon perché i reietti abbiano possibilità di redenzione.
Con la loro vita di eccessi e la loro esigenza di onestà, gli scrittori della beat generation portano nell’America piccolo-borghese e benpensante i semi di una rottura che apre la strada a tutti i diversi (in tutti i modi in cui si può essere diversi, insofferenti agli schemi e alle convenzioni). Con il loro errare verso Oriente, rivoluzionano l’ordine spirituale dichiarando la santità e la dignità di ogni forma di vita.
Applausi a James Franco che non interpreta Allen Gingsberg, ma diventa Ginsberg con il suo modo di parlare placido e musicale nelle parole ancora prima che nei versi, l’unico modo possibile per chi sapeva urlare quando ce n’era bisogno e non aveva bisogno di farlo sempre.
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Coincidenze, finalmente pausa pranzo, peccato il quotidiano è occupato! ma c'è una copia del venerdì, ottimo!Caspita parla della "solitudine..."e poi di URLO, non so bene ma ho letto il commento di Sara e mi ha incuriosito, la recensione del Venerdì mi incuriosisce ancora di più. Coincidenza Bea (7 anni)va a un pigiama party sabato sera (tutta la notte) e vai con Urlo. Favoloso, stupendo psichedelico, matto con e nelle parole, che bello essere matti. Grazie del consiglio baci Maria
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