lunedì 21 giugno 2010

Così, senza salutare

Qualcuno di voi ricorderà il macellaio che tanta parte ebbe nelle più recenti decisioni familiari.

Ebbene, credo sia partito per il viaggio di nozze al posto nostro.
Le serrande sono abbassate da più di tre settimane, un cartello dice: “La macelleria Milano è chiusa per rinnovo locali. Si ringraziano i gentili clienti.”
Mi riferiscono che non si è mai visto operaio né sentito rumore di trapano o altro.
E poi di cosa ringraziare i gentili clienti se non del fatto di avere contribuito a finanziare il viaggio con i loro acquisti?
Si vocifera addirittura, causa la lunga assenza, che si sia trasferito per sempre.

Comunque sono contenta. Perché il macellaio è una brava persona. Ha capito che quando compro agnello, pollo o altro animale deve comportarsi come se non avessero mai avuto una testa. (Lo ammetto, in questo e solo in questo caso non voglio sapere, non voglio vedere.)

Per il Natale di due anni fa mi ha regalato (in quanto gentile cliente) un servizio di tazzine da caffè che è il mio preferito e che gira ancora per casa nonostante alcune siano sbreccate qua e là.

E poi gli manca tanto la sua Calabria. Lui dice che l’importante è il lavoro, che suo figlio lavora in un importante studio legale in corso Matteotti, ecc. ecc. ma negli occhi gli vedi la nostalgia di un’altra latitudine e, se guardi con attenzione, mentre abbassa lo sguardo sull’affettatrice c’è una lacrima che per poco non lo tradisce.

Sono contenta per lei e per sua moglie, vi auguro di riposarvi mentre guardate il vostro mare anche se mi ha complicato un po’ la vita: vai a spiegare a un altro macellaio che, al mio ingresso, nessuna testa deve occhieggiare dal bancone…

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