Il tavolo è loro. Là sopra si riuniscono, stringono mani e affari, sorridono insinceri. Sotto il tavolo è il nostro posto, il posto di noi che a quest'ora dovremmo essere già a letto.
venerdì 25 giugno 2010
Su e giù dal trono
Confesso. Sono una tifosa. Della Roma e della Nazionale. Sono una di quei tanti italiani a cui il patriottismo si risveglia quando vede un campo di calcio più che in altri momenti (e scusate ma abbiamo le nostre buone ragioni).
Rispetto al pomeriggio di ieri afoso e troppo silenzioso, mai rotto da grida e boati di vicini o passanti, ho la mia da dire.
Penso (anche qui come tanti) che Lippi abbia sbagliato le convocazioni, la formazione nelle tre partite ma ancor prima della disfatta mi chiedevo perché fosse tornato a guidare la nazionale dopo il trionfo del 2006.
Sarò vile o coraggiosa, stabilitelo voi, ma io salto dai treni in corsa. Quando sfrecciano sulle rotaie, l’aria ti pettina i capelli e sembra che non debbano fermarsi mai. A me i capolinea contagiano tristezza.
Comunque, ognuno fa le sue scelte.
E ognuno ha da dire la sua. “L’Italia: cinquanta milioni di ct” disse qualcuno. Forse un po’ meno, perché non a tutte le donne il calcio piace.
Arriviamo al punto: Lippi ha sbagliato, ognuno di noi appassionati ha in mente la formazione con la quale, pur non replicando il titolo, avremmo saputo andare meglio e un po’ più avanti.
Il punto è che Lippi è un uomo, quattro anni fa ha azzeccato molte scelte, oggi quasi nessuna. Ma rimane un uomo. Invece per giornalisti e opinione pubblica quattro anni fa era un dio, oggi uno stronzo maledetto.
(Stamattina ho preso un caffè al bar e il verdetto era unanime.)
Abbiamo bisogno di dei e capri espiatori. Il buon Pennac l’aveva capito da tempo, l’altrettanto (se non di più) buon Malaussène si era prestato.
Non trovandone di soddisfacenti, dei e capri espiatori li peschiamo dove ci capita. O dove sappiamo guardare. Molto spesso dalla tv.
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