sabato 19 giugno 2010

La strada e il fuoco


- Noi non mangiamo gli altri, vero papà?
- No, non li mangiamo.
- Neanche se moriremo di fame?
- Noi stiamo già morendo di fame.
  (“The road”)
Ho visto “The road”, il film di John Hillcoat tratto dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy.

Confesso la mia passione per i film “apocalittici” - di un certo spessore, escludo quindi La guerra dei Mondi, 2012, ecc. – perché come i migliori film di genere veicolano un grande contenuto attraverso una grande metafora.
 “Il tempo dei lupi”, ad esempio, è un film straordinario di Haneke (quello che io preferisco della sua filmografia).

“La strada” è un film che dice tanto mostrando poco.
Poco rispetto a quello che oggi abbiamo tutt’intorno, poco rispetto a quello di cui oggi sono fatte le nostre città.

Siamo alla fine del mondo. Una serie di calamità naturali hanno portato all’estinzione di tutte le specie animali, la scarsità di cibo, una animalesca lotta per la sopravvivenza che non esclude il cannibalismo.

Un padre e un figlio viaggiano per raggiungere la costa, qualcosa li fa ancora andare, li fa ancora sperare perché loro “portano il fuoco”. Loro sono i buoni e non mangiano gli altri, mai.

Fuor di metafora, i tempi sono duri.
Quando è tutto così poco "umano", ci vuole il fuoco dentro per non mangiare gli altri in qualunque senso lo si voglia intendere.
È difficile non fare le scarpe, difficile non approfittare di una debolezza. Dilaniante scegliere tra condividere quel poco con un vecchio incontrato per strada o andarsene rapidamente, diffidando, come l’esperienza ha insegnato.

Ma noi siamo i buoni e dal mare, anche se non è più azzurro, sapremo ripartire.

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