mercoledì 16 giugno 2010

Segni di riconoscimento

- Gobba? Quale gobba?
(da "Frankestein junior")
Mi piacciono le persone che hanno un livido dentro. Una mancanza, un lutto grande o piccolo, un limite con cui fare i conti, qualcosa che non è riuscito e che stona con la vita ideale.

Gli indimenticabili hanno tutti qualcosa che non va.
Nemo ha una pinna molto più piccola dell’altra (“la pinna fortunata” la chiama suo padre), Julie de Corrençon in Malaussène ha su tutto il corpo i segni delle sigarette che le hanno spento addosso quando ha ficcanasato troppo, Oskar Matzerath all’età di tre anni ha smesso di crescere, Hans Schnier soffre di emicrania e malinconia.

Mi piacciono le persone che non si fanno fermare, che usano i lividi per ricordarsi che se ce l’hanno fatta fino ad allora, ce la faranno anche stavolta.

3 commenti:

  1. Un livido dentro ce l'ho anche io, a volte sbiadisce, a volte riprende a pulsare pungendomi forte.

    Bel blog.

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  2. Un livido deve stare lì a ricordare,il ricordo del livido fa già male,ma non deve più fare male, ciò che ha causato il livido. maria

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  3. Una postilla d'obbligo su personaggi reali (per me lo sono anche quelli che ho già citato ma mi dicono che non è così per tutti): Ernesto Che Guevara soffriva di asma, Beethoven ha composto le ultime sinfonie quando aveva già perso l'udito, Pasteur nel 1862 fu colto da un ictus ma doveva ancora raggiungere molti risultati che ha poi lasciato in eredità alla scienza.

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